Eme Black

Una moto cafe racer progettata e trasformata da Tamarit Motorcycles.

 

Storia di Eme Black

Uno dei progetti di Tamarit che ricordiamo con una certa nostalgia quando evochiamo “i grandi successi” dell’azienda è il nostro progetto numero 6. Anche se ci fu commissionato nel modo più variopinto possibile, il decorso e lo sviluppo di questo progetto furono quantomeno singolari. Alla fine della primavera ci contatta dal Portogallo un ragazzo chiamato Eme (diminutivo di un nome che non abbiamo mai saputo), che si esprimeva nell’inesistente spagnolo che conosceva e nello scarso inglese che usava per i suoi affari.

Eme aveva visto il nostro progetto #2 Dalua nel centro di Elche e voleva fare qualcosa di simile alla sua Bonneville importata. Tramite delle foto sul telefono e alcune direttive basilari, riuscimmo a farci capire da Eme e a capire ciò che voleva. Anche se la parola che si ripeteva di più in tutte le conversazioni era “black black black!” al momento di scegliere il colore per ogni pezzo.

Ogni moto è unica al mondo.

Personalizzazioni Triumph dalla mano del cliente.

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Una volta arrivata la Bonneville nella vecchia officina di Tamarit, iniziammo a lavorare sui pezzi per il sesto progetto, in cui le parti più chiare erano il codino posteriore Assent, una parte frontale molto ampia grazie al cambio di manubrio e del contachilometri, e un nuovo parafango anteriore diverso dal Little Bastard. La moto Pegaso stava per essere finita nel momento in cui Eme ci portò la sua Bonneville, nella quale volle includere la nostra nuova fiancata laterale Santa Maria.

Furono due gli elementi presentati in questo progetto, da una parte il nuovo parafango New Little Bastard, da integrare con un pezzo metallico per conferirgli un aspetto più robusto, e dall’altra una griglia per il faro ribattezzata Ronin. Il progetto sarebbe stato completato dall’inserimento del paracatena, delle nostre marmitte Boludos e di potenti ruote miste, su richiesta esplicita del cliente.

Riguardo al colore del progetto Triumph, ci fu poco da discutere, dato che era proprio questa la premessa più chiara dell’intera avventura. Perciò la Bonneville Cafe Racer si immerse nell’oscurità più totale, con un onnipresente colore Jet Black in tutti le parti montate sulla moto.

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Al momento di dare un nome alla moto, la verità è che ci aveva divertito tanto la veemenza con cui il cliente reclamava il colore della sua moto che la chiamammo con semplicità e affetto Eme Black.

“Una moto semplice, senza grande sfoggio, ma che per noi fu la miglior moto sulla faccia della terra nel vedere l’espressione soddisfatta del nostro amico Eme quando gliela mostrammo sulla porta dell’officina.”.

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Una moto semplice, senza grande sfoggio, ma che per noi fu la miglior moto sulla faccia della terra nel vedere l’espressione soddisfatta del nostro amico Eme quando gliela mostrammo sulla porta dell’officina. Eme, ovunque tu sia, un saluto e grazie mille per esserti affidato a noi. 

Non produciamo 2 motociclette uguali.

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